Piove sul bagnato: il collasso dell’odontoiatria pubblica tra LEA obsoleti, tariffe insostenibili e l’errore del decreto Lorenzin
- SIOD
- 16 feb
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✍ Francesco Romano - Segretario Generale SIOD - Sindacato Italiano di Odontoiatria Democratica
L’odontoiatria pubblica italiana è da tempo un settore in crisi, soffocato da un sistema che limita l’accesso alle cure e costringe milioni di cittadini a rinunciare a prestazioni essenziali o a rivolgersi al settore privato, sostenendo costi sempre più proibitivi. Secondo il Consiglio Superiore di Sanità (CSS), nel documento "Revisione dell’accesso alle cure odontoiatriche nel SSN 2022-2025", il 92% delle cure odontoiatriche è erogato da strutture private, mentre la spesa delle famiglie italiane per trattamenti odontoiatrici supera gli 8 miliardi di euro l’anno. Il Servizio Sanitario Nazionale, invece, garantisce solo poche prestazioni e a categorie di pazienti fortemente limitate: bambini con gravi malocclusioni, persone con vulnerabilità sanitaria o sociale e casi di emergenza.
La riabilitazione protesica, necessaria a milioni di italiani, è del tutto esclusa dal sistema sanitario pubblico, con ripercussioni devastanti soprattutto per gli anziani e per i pazienti oncologici o con disabilità gravi. A questo quadro si aggiunge un finanziamento ridicolo: lo Stato investe nell’odontoiatria pubblica appena 85 milioni di euro l’anno, una cifra del tutto insufficiente per garantire un accesso equo alle cure. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: studi privati affollati da chi può permettersi di pagare, un numero crescente di persone che rinuncia alle cure per mancanza di risorse economiche e strutture convenzionate che faticano a operare a causa di rimborsi che non coprono nemmeno i costi di gestione.
Se questo scenario era già allarmante, l’entrata in vigore nel 2024 del Decreto Ministeriale Lorenzin, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nel 2017 e rimasto congelato per sette anni, ha avuto l’effetto di aggravare ogni problematica. Il decreto avrebbe dovuto aggiornare i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per garantire una maggiore accessibilità alle cure odontoiatriche, ma nella realtà ha portato a un peggioramento complessivo. Già nella sua formulazione originaria il provvedimento risultava inadeguato: non ampliava realmente l’accesso alle cure, escludeva la protesi dentaria dai LEA e soprattutto non prevedeva un adeguamento delle tariffe ai costi reali delle prestazioni.
Se fosse stato applicato subito, il decreto avrebbe già creato enormi difficoltà; il suo ritardo di sette anni lo ha reso completamente anacronistico. Nel frattempo, i costi di gestione di uno studio odontoiatrico sono aumentati esponenzialmente, complice l’adozione di nuove tecnologie, l’incremento delle spese per la sicurezza e la sanificazione post-pandemia, oltre al crescente fabbisogno di riabilitazioni protesiche. Il numero di anziani è cresciuto, e con esso la necessità di trattamenti di cui il DM Lorenzin non si occupa minimamente. Di fatto, questo decreto cristallizza un modello di odontoiatria pubblica vecchio di un decennio, scollegato dalla realtà odierna e incapace di rispondere alle esigenze della popolazione.
A rendere la situazione ancora più grave è l’applicazione delle tariffe previste dal decreto. Il caso della Sicilia è emblematico: il D.A. n. 1559/2024 ha recepito il provvedimento nazionale introducendo rimborsi del tutto inadeguati, che stanno spingendo molte strutture convenzionate a valutare l’uscita dal SSN. Tuttavia, il problema non riguarda solo la Sicilia, ma si estende a tutte le Regioni. Anche quelle che hanno prontamente integrato le tariffe si trovano oggi a operare con rimborsi che non permettono di sostenere i costi effettivi delle prestazioni, perché il nomenclatore tariffario nazionale è stato costruito senza alcun riferimento ai costi reali di gestione.
I numeri parlano chiaro: una estrazione dentale in un normale studio privato costa tra 100 e 150 euro, mentre il SSN rimborsa appena 17,85 euro. Una ricostruzione dentale viene rimborsata con 20,80 euro, a fronte di costi privati che variano tra 80 e 150 euro. Ancora più surreale è la tariffa per una seduta di levigatura radicolare, che nel privato può costare 250 euro a sestante, mentre il rimborso pubblico è insignificante di 25 euro a quadrante. Questo significa che i rimborsi non coprono nemmeno i costi base delle prestazioni, obbligando i professionisti a lavorare in perdita se vogliono mantenere la convenzione con il SSN.
Se a questa follia tariffaria aggiungiamo il totale disinteresse per i costi del personale qualificato, il quadro è completo. L’Assistente di Studio Odontoiatrico (ASO) è una figura essenziale per garantire la sicurezza dei pazienti e il rispetto dei protocolli di sterilizzazione e prevenzione delle infezioni crociate, eppure i costi di formazione, aggiornamento e assunzione di questo personale non vengono minimamente considerati nelle tariffe previste dal SSN. Se gli studi convenzionati devono lavorare con rimborsi ridicoli, come possono sostenere gli standard richiesti?
L’unica soluzione per evitare il collasso definitivo dell’odontoiatria pubblica è un intervento immediato e strutturale. Il finanziamento del settore deve essere aumentato dagli attuali 85 milioni ad almeno 800 milioni di euro annui, le tariffe devono essere adeguate ai costi reali della professione e i LEA devono essere aggiornati, garantendo cure conservative e protesiche alla popolazione senza restrizioni arbitrarie. Le Regioni devono poter integrare con fondi propri il finanziamento dell’odontoiatria pubblica, evitando che le disuguaglianze territoriali diventino ancora più marcate.
Se lo Stato non interviene immediatamente, il rischio è che l’accesso alle cure odontoiatriche diventi un privilegio per pochi, con un Servizio Sanitario Nazionale che abdica al suo ruolo, lasciando milioni di italiani senza alternative. Questa non è più solo una questione di sanità, ma un’emergenza sociale che le istituzioni non possono più ignorare.
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Riferimenti Bibliografici:
Consiglio Superiore di Sanità (CSS). Revisione dell’accesso alle cure odontoiatriche nel SSN (2022-2025)
D.A. n. 1559/2024, Regione Siciliana – Catalogo Unico Regionale e tariffe odontoiatriche
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